Caledoni.html

 
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I caledoni o Confederazione caledone erano un gruppo di tribù appartenente alla popolazione dei pitti, popolazione preceltica dell'Età del ferro, che viveva a nord della provincia romana della Britannia (la Caledonia), tradizionalmente delimitata a sud dai fiumi Forth e Clyde e corrispondente in gran parte all'odierna Scozia. Non si sa con quale nome loro chiamavano se stessi. Erano costruttori di fortezze collinari[1] e contadini e furono perennemente in guerra coi romani, che di fronte all'accanita resistenza di questo popolo, abbandonarono il progetto di occupare stabilmente i loro territori.

Mappa dei confini fortificati dell'Impero romano in Britannia

Indice

modifica Chi erano?

Non conoscendo la scrittura, i caledoni non hanno lasciato documenti di sé e della loro civiltà[2] e quasi tutto quello che sappiamo su di loro viene proprio dai romani. Secondo lo storico Peter Salway, i caledoni erano indigeni pitti misti a britanni che erano scappati dall'occupazione romana della Britannia. A loro potrebbero essersi uniti nella lotta ai romani anche le tribù della Scozia centrale dei vacomagi, tezali e veniconi ricordate da Claudio Tolomeo. Quest'unione avrebbe dato vita a quella che le fonti storiche chiamarono confederazione caledone. Va fatto notare sia che si discute se i pitti fossero o meno britanni sia sul fatto che i romani raggiunsero un accordo con la tribù britannica dei votadini, che diedero vita a uno stato cuscinetto.

modifica I caledoni nella storia

Tacito parla di loro nell'Agricola e afferma che avevano capelli rossi e arti ampi e robusti[3] Tacito racconta che nell'83 o nell'84 d.C. i caledoni furono sconfitti dalle legioni di Gneo Giulio Agricola nella battaglia del Monte Graupio. Li guidava Calgaco. Ma visto che Tacito non utilizza per lui nessun appellativo del tipo re è probabile che i caledoni non avessero un solo re ma più leader e che avessero scelto Calgaco per guidarli in occasione di questa battaglia. Nonostante la vittoria, i romani non occuparono la Caledonia.

Nel 180, i caledoni presero parte a un'invasione della provincia romana, sfondando il Vallo di Adriano e dilagando nelle terre a sud. Dopo alcuni anni, fecero la pace col governatore Ulpio Marcello. Dopo aver rotto il trattato, nel 197 d.C. i caledoni attaccarono la frontiera romana insieme ai meati e ai briganti[4]. Dopo la sconfitta dell'usurpatore Clodio Albino, il nuovo governatore romano della Britannia, Virio Lupo, fu costretto a comprare la pace dai meati.

Nel 209, 210 e 211 prima Settimio Severo e poi Caracalla compirono azioni militari a nord del Vallo di Adriano, infliggendo delle sconfitte ai caledoni. Alcuni studiosi pensano però che mentre Severo abbia ottenuto delle vittorie militari gloriose, conclusesi con delle conquiste territoriali, Caracalla si sia limitato a condurre campagne di devastazioni e massacri. Non tutti, però, concordano con quest'ipotesi[5].

Nel 305, Costanzo Cloro invase di nuovo le terre settentrionali della Britannia, anche se non si sa con precisione a quale risultato portò quest'azione militare.

modifica Note

  1. ^ Le fortezze collinari disseminate tra il North York Moors National Park e le Highland scozzesi testimoniano l'emergere di un tratto culturale distintivo nella Britannia del nord a partire dalla media età del Ferro in poi, dato che queste fortezze sono molto più piccole di quelle che si trovano nella Britannia meridionale e non esistono prove che fossero occupate o difese sistematicamente dai caledoni.
  2. ^ Per la verità scarse sono anche le tesimonianze della loro cultura materiale
  3. ^ Tacito, Agricola, 11
  4. ^ Dione Cassio, Storia romana, LXXVII, 12
  5. ^ Colin Martin in britarch.ac.uk [1]; Sheppard Frere, Britannia, Routledge, Londra, 1987; Malcolm Todd, Roman Britain, Fontana, Londra, 1985.

modifica Bibliografia

modifica Voci correlate

modifica Collegamenti esterni

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