Germani.html

 
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Fibula gotica a forma di aquila

I Germani erano una popolazione indoeuropea che, muovendo dalla loro patria originaria (Scandinavia meridionale, Jutland, odierna Germania settentrionale), nei primi secoli del I millennio si erano espansi fino a occupare un'ampia area dell'Europa centro-settentrionale, dalla Scandinavia all'alto corso del Danubio e dal Reno alla Vistola. Da qui, a partire soprattutto dal III secolo, numerose tribù germaniche migrarono in molteplici ondate verso ogni direzione, toccando gran parte del continente europeo e arrivando fino in Nordafrica e in Nordamerica.

Indice

modifica Etnonimo

Nonostante il frazionamento in numerose tribù, i Germani avevano coscienza della propria identità etnica; tuttavia, non risulta che disponessero di un etnonimo comune per designare se stessi. Il termine germani delle fonti classiche è di origine celtica e di etimologia sconosciuta; utilizzato inizialmente per identificare una specifica tribù, passò in seguito a essere impiegato per la totalità dei Germani. Tacito sostiene che il termine indicasse originariamente una tribù gallica stanziata nell'odierno Belgio prima di essere scacciata da una penetrazione germanica: quella dei Tungri che, una volta insediatisi nel territorio dei "Germani" celtici, sarebbero stati indicati dai vicini con il medesimo nome, in un secondo tempo esteso a tutte le genti a loro affini[1].

modifica Storia

modifica Le origini

L'area occupata dai Germani durante l'Età del ferro (500 a.C.-60 a.C. circa). In rosso, la loro patria originaria, ove cristallizzarono come popolo (Scandinavia meridionale e Jutland), corrispondente a quella dell'Età del bronzo nordica; in magenta, le regioni precocemente toccate dalla loro espansione e dove si sviluppò la Cultura di Jastorf
Per approfondire, vedi le voci Cultura del vaso campaniforme e Indoeuropei.

I Germani furono il risultato dell'indoeuropeizzazione, nella prima metà del III millennio a.C., della Scandinavia meridionale e dello Jutland da parte di genti provenienti dall'Europa centrale, già indoeuropeizzata nel corso del IV millennio a.C.. Sebbene la cronologia esatta di questa penetrazione sia ancora oggetto di disputa, è riconosciuto che entro il 2500 a.C. gli elementi culturali propri di questi popoli - la Cultura del vaso campaniforme (detta anche della ceramica a cordicella) e la Cultura dell'ascia da combattimento - avevano raggiunto un'ampia area dell'Europa settentrionale, dal Mar Baltico orientale all'odierna Russia europea, dalla Penisola scandinava alle coste orientali del Mare del Nord[2].

Al momento del loro insediamento in quella che sarebbe divenuta la patria originaria dei Germani, gli elementi indoeuropei trovarono già sviluppata una civiltà agricola, autrice dei megaliti propri dell'Età della Pietra nordica. Non si conoscono i caratteri etnici propri di questi popoli, ma è possibile che fossero affini a quelli delle (relativamente) vicine genti finniche[3]. La fusione, più o meno pacifica, di questi elementi pre-indoeuropei con i gruppi indoeuropei provenienti da sud determinò la cristallizzazione dei Germani, che conservarono la lingua indoeuropea dei nuovi venuti[2].

modifica L'età del bronzo (XVII-VI secolo a.C.)

La cultura materiale che si sviluppò sulle rive del mar Baltico occidentale e nella Scandinavia meridionale durante la tarda età del bronzo europea (1700 a.C.-500 a.C.), nota come età del bronzo nordica, è già considerata la cultura comune ancestrale del popolo germanico[2]. Esistevano a quel tempo insediamenti piccoli ed indipendenti, oltre ad un'economia fortemente incentrata sulla disponibilità di bestiame.

Fu questa l'epoca in cui la lingua proto-germanica assunse, all'interno della famiglia linguistica indoeuropea, le proprie caratteristiche peculiari[4]. Il germanico comune - da intendersi più come un insieme di dialetti affini che come una lingua completamente unitaria - rimase sostanzialmente compatto fino alle grandi migrazioni di Germani verso sud, iniziate già nell'800 a.C.-750 a.C.. A metà dell'VIII secolo a.C., infatti, i Germani risultano attestati lungo l'intera fascia litoranea che va dall'Olanda alla foce della Vistola. La pressione continuò nei secoli successivi, non come un movimento unitario e unidirezionale ma come un intricato processo di avanzamenti, retrocessioni e infiltrazioni in regioni abitate anche da altri popoli. Intorno al 550 a.C. raggiunsero l'area del Reno, imponendosi sulle preesistenti popolazioni celtiche[5] e in parte mescolandosi a esse (è considerato misto il popolo di confine dei Belgi).

Durante questo periodo i Germani furono a lungo in contatto, linguisticamente e culturalmente, con i Celti e gli Italici (sia Osco-umbri, sia proto-Latini e proto-Veneti) a sud e con i Balti a est[5]. I rapporti con gli Italici, certificati dalla linguistica storica, si interruppero alla fine del II millennio a.C., quando questi popoli avviarono la loro migrazione verso sud[4] e sarebbero ripresi soltanto a partire dal I secolo a.C., quando con Gaio Giulio Cesare l'espansione di Roma sarebbe arrivata fino al Reno.

modifica L'Età del ferro (V-I secolo a.C.)

L'espansione dei Germani in Europa centrale tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C.

Dal V al I secolo a.C., durante l'Età del ferro, i Germani premettero costantemente verso sud, venendo a contatto (e spesso in conflitto) con i Celti e, in seguito, con i Romani. Lo spostamento verso sud fu probabilmente influenzato da un peggioramento delle condizioni climatiche in Scandinavia tra il 600 a.C. e il 300 a.C. circasenza fonte. Il clima mite e secco della Scandinavia meridionale (una temperatura di due-tre gradi più elevata di quella attuale) peggiorò considerevolmente, il che non solo modificò drammaticamente la vegetazione, ma spinse le popolazioni a cambiare modi di vivere e ad abbandonare gli insediamentisenza fonte. Intorno a tale periodo questa cultura scoprì come estrarre il "ferro di palude" (limonite) dal minerale nelle paludi di torbasenza fonte. Il possesso della tecnologia adatta ad ottenere minerale di ferro dalle fonti locali può aver favorito l'espansione in nuovi territori.

Nell'area di contatto con i Celti, lungo il Reno, i due popoli entrarono in conflitto. Sebbene portatori di una civiltà più articolata, i Galli subirono l'insediamento di avamposti germanici nel loro territorio, che diedero origine a processi di sovrapposizione tra i due popoli: insediamenti appartenenti all'uno o all'altro ceppo si alternavano e penetravano, anche profondamente, nelle rispettive aree d'origine. Sul lungo periodo, a uscire vincitori dal confronto furono i Germani, che qualche secolo più tardi sarebbero dilagati a occidente del Reno. Identico processo si sarebbe verificato, a sud, lungo l'altro argine naturale alla loro espansione, il Danubio[6].

Sul finire del II secolo a.C. i Germani risultavano presenti, oltre che nella loro patria originaria baltico-scandinava, in un'ampia ma indefinita regione dell'Europa centrale, all'epoca ricoperta di fitte foreste e corrispondente agli attuali Paesi Bassi, Germania centro-settentrionale e Polonia centro-occidentale. I confini dell'area da loro raggiunta, sia pure fluidi e soggetti a mutamenti e a condivisioni con altri popoli, coincidevano a grandi linee con i bassi corsi del Reno a ovest e della Vistola a est; a sud la situazione era ancor più incerta, con penetrazioni germaniche anche profonde in regioni abitate prevalentemente da Celti, come Norico e Pannonia. Già nel secolo successivo, tuttavia, la presenza germanica si sarebbe meglio definita, da un punto di vista territoriale, quale quella predominante nelle aree poste immediatamente al di là del Limes romano, marcato in quelle regioni dal Reno e dall'alto Danubio.

modifica Le incursioni di Cimbri e Teutoni

Gaio Mario, il console romano che annientò Cimbri e Teutoni
Per approfondire, vedi la voce Gaio Mario.

I Germani vennero a contatto con Roma fin dall'ultimo scorcio del II secolo a.C., con le incursioni di Cimbri e Teutoni in territorio romano. I due popoli germanici mossero dal natio Jutland e penetrarono in Gallia, spingendosi fino alla provincia romana della Gallia Narbonense, di recente costituzione. Qui discesero il corso del Rodano favorendo una ribellione delle tribù celtiche appena assogettate a Roma e sconfiggendo in più occasioni le legioni romane che avevano tentato di arginarne l'invasione.

Negli anni successivi i Cimbri penetrarono in Iberia, mentre i Teutoni proseguirono le loro scorrerie in Gallia settentrionale. I due popoli tornarono poi a volgersi contro i domini di Roma, minacciando la Gallia cisalpina; a opporsi a loro fu inviato il console Gaio Mario, che in due battaglie annientò entrambi i popoli: i Teutoni ad Aquae Sextiae (l'odierna Aix-en-Provence) nel 102 a.C., i Cimbri ai Campi Raudii (presso Vercelli) nel 101 a.C..

modifica Il conflitto lungo il Limes (I secolo a.C.-I secolo d.C.)

Per approfondire, vedi la voce Guerre romano-germaniche.

Superato il pericolo dell'invasione di Cimbri e Teutoni, Roma passò a una politica marcatamente espansionistica verso nord, nei territori dell'Europa centro-occidentale. Il processo, articolato in varie fasi, portò alla conquista di tutte le aree collocate a ovest del Reno e a sud del Danubio, oltre a varie penetrazioni, più o meno stabili, al di là di tale linea. L'ininterrotta frontiera dell'Impero romano, estesa dal Mare del Nord al Mar Nero, fu il Limes, per secoli argine alla spinta espansionista dei Germani verso sud e verso ovest. Lungo il Limes, numerosi furono i conflitti che si accesero nel corso dei secoli tra i Romani e i Germani, che tentarono a più riprese di penetrare nel più ricco e organizzato territorio soggetto all'Urbe. Soltanto però quando l'Impero romano entrò - per cause interne - in grave crisi, ai Germani riuscì la penetrazione con ampie masse al di qua del Limes (III secolo).

modifica Gli scontri con Cesare (58-54 a.C.)

Per approfondire, vedi la voce Conquista della Gallia.

Al tempo della conquista della Gallia condotta da Cesare, nuovi conflitti si accesero lungo il Reno, confine tra i Celti e i Germani. Fin dal 72 a.C. un gruppo di tribù germaniche, capeggiate dagli Svevi di Ariovisto, aveva passato il fiume e tormentava con le sue scorribande il territorio gallico, infliggendo anche una dura sconfitta ai Galli presso Admagetobriga (60 a.C.). I Galli invocarono allora l'aiuto di Cesare, che sconfisse definitivamente Ariovisto presso Mulhouse (58 a.C.).

La disfatta di Ariovisto non fu comunque sufficiente ad arrestare la pressione esercitata in quegli anni dai Germani sui Galli. Una massa di Usipeti e Tencteri minacciò i Menapi belgi presso la foce del Reno, fornendo a Cesare una nuova opportunità di intervento (55 a.C.). Sconfitte le due tribù in Gallia belgica, il proconsole sconfinò nelle terre dei Germani: valicato il Reno, compì razzie e saccheggi per terrorizzare il nemico e indurlo a rinunciare a nuove incursioni verso la Gallia. Fissò quindi stabilmente il confine dei territori soggetti a Roma sullo stesso Reno.

modifica Il tentativo di conquista romana sotto Augusto (12 a.C.-9 d.C.)

Il monumento ad Arminio, considerato un eroe nazionale tedesco, eretto a Detmold, in Vestfalia
Per approfondire, vedi le voci Occupazione romana della Germania sotto Augusto e Germania (provincia romana).

In seguito Augusto tentò di spostare il Limes romano dal Reno all'Elba (12 a.C.), ma l'occupazione delle terre dei Germani fu effimera e costò anche gravi perdite a Roma, come nel caso della Battaglia della foresta di Teutoburgo (9 d.C.): qui una coalizione di tribù germaniche, capeggiate da Arminio capo dei Cherusci, annientarono tre legioni romane, comandate da Publio Quintilio Varo.

modifica L'occupazione romana degli Agri decumati

Per approfondire, vedi le voci Limes germanico-retico e Campagne suebo-sarmatiche di Domiziano.

Dopo il disastro di Teutoburgo, Roma tentò nuovamente di ridurre all'obbedienza i Germani, ma questi riuscirono sempre a evitare di piegarsi al giogo romano, salvo episodi momentanei. Una spedizione condotta da Germanico sotto Tiberio (14-16 d.C.) si concluse con la vittoria della Battaglia di Idistaviso, che tuttavia non portò a un ampliamento dei domini romani. Nel 47 Claudio decise di ritirare definitivamente le legioni al di qua del Reno. Durante questo periodo, varie tribù germaniche stanziate nei pressi della foce del fiume avevano dovuto accettare lo status di tributari di Roma, salvo poi ribellarsi (i Frisoni nel 28, i Batavi nel 69-70).

Tra l'83 e l'85 una nuova campagna contro i Germani fu condotta dall'imperatore romano Domiziano, che si scontrò con i Catti e occupò l'area degli Agri decumates, riducendo così la lunghezza del Limes tra Reno e Danubio. In seguito, lo stesso imperatore combatté contro altre tribù germaniche (i Marcomanni e i Quadi) più a est, lungo il medio corso del Danubio (Pannonia), in una serie di campagne proseguite poi da Traiano (89-97).

modifica Le tribù germaniche nel I secolo

Per approfondire, vedi la voce Lista di tribù germaniche.

Risale alla fine del I secolo la prima dettagliata descrizione dei Germani, riportata nella Germania di Gaio Cornelio Tacito (98 d.C. circa). Lo storico romano, come già Cesare prima di lui, si occupa esclusivamente dei "Germani occidentali", che sono dunque i primi a essere descritti dettagliatamente dalla storiografia. Tacito testimonia che inizialmemte questi Germani non erano interessati ai territori romani, ma fu solo tra il II e il IV secolo che, spinti dalle tribù di nomadi delle steppe che, superiori militarmente, ne occupavano i pascoli, essi iniziarono a premere verso sud.

Le popolazioni della Germania Magna dopo Augusto

La tripartizione dell'insieme delle tribù germaniche in tre grandi sottoinsiemi, geograficamente caratterizzati (occidentali, orientali e settentrionali), segue una distinzione linguistica interna alle lingue germaniche più che una strettamente storica[7], giacché frequenti erano, presso i Germani, i mescolamenti e le ibridazioni di tribù di diversa stirpe in formazioni nuove, che arrivavano perfino a includere elementi non germanici (e, talora, perfino non indoeuropei).

modifica I Germani occidentali

Per approfondire, vedi la voce Popoli germanici occidentali.

Nella Germania Tacito ripartisce i Germani (occidentali) in tre gruppi: Ingaevones, Istaevones e Herminones. Tale tripartizione è stata accolta anche dalla storiografia moderna, che li identifica rispettivamente con le tribù del Mare del Nord, del bacino del Reno-Weser e di quello dell'Elba[8].

Gli Ingaevones all'epoca di Tacito erano le tribù stanziate lungo le coste del Mare del Nord e le piccole isole adiacenti; tra queste, i Frisoni (presso la foce del Reno), gli Angli (nell'odierno Schleswig-Holstein, poi migrati in massa in Gran Bretagna nel V secolo), i Sassoni (anch'essi originari dello Schleswig-Holstein, poi espansi verso sud e verso ovest fino a raggiungere il Reno e a entrare in conflitto con altre tribù germaniche) e gli Juti (tradizionalmente collocati nello Jutland, poi migrati anch'essi in Gran Bretagna)[9].

Gli Istaevones si trovavano, nel I secolo-II secolo nell'area dei bacini dei fiumi Reno e Weser. Tra le varie tribù che facevano parte di questo gruppo spiccano i Batavi, gli Ubi, i Treveri, i Catti e i Franchi, che presto si evolvettero da singola tribù a confederazione includente anche apporti di diversa origine.

Gli Herminones (spesso indicati anche con il nome generico di Suebi, impiegato tuttavia in modo incoerente dalle fonti classiche) occupavano, sempre intorno al I secolo, la regione compresa tra il basso corso dell'Elba e il Mar Baltico, chiamata allora Golfo di Codano. Tra le tribù che ne facevano parte, oltre agli stessi Suebi, si contavano i Marcomanni, i Quadi e i Semnoni; questi ultimi avrebbero costituito il nucleo della confederazione degli Alemanni.

modifica I Germani orientali

Per approfondire, vedi la voce Popoli germanici orientali.

Chiamati anche, dal luogo del loro insediamento tra I e II secolo, "gruppo dell'Oder-Vistola", anche questo grande sottoinsieme dei Germani, identificato principalmente su base linguistica[10], era frazionato in numerose tribù; tra le principali, Vandali, Burgundi, Gepidi, Rugi, Eruli, Bastarni, Sciri, Goti (poi scissi in due rami: Ostrogoti e Visigoti) e Longobardi (questi ultimi, però, a volte sono inseriti tra gli Herminones, Germani occidentali)[11].

Scarse sono le informazioni su questa branca germanica nei primi secoli d.C.: a causa dei rari contatti con il mondo classico, le testimonianze degli storici e dei geografici greci e latine sono poche e confuse. Soltanto a partire dal III-IV secolo, con i primi grandi movimenti migratori dei Germani orientali dall'area baltica verso il Limes romano e con la traduzione in lingua gotica della Bibbia per opera di Ulfila, le tribù germaniche orientali sarebbero entrate nella luce della storia.

modifica I Germani settentrionali

Per approfondire, vedi la voce Popoli germanici settentrionali.

Nonostante la scarsità dei contatti, gli storici e i geografi latini hanno tramandato alcune informazioni sul ramo settentrionale dei Germani: Plinio il Vecchio li indica con il nome generico di Hilleviones, mentre Tacito ricorda la tribù dei Suioni (dal cui nome deriva quello della Svezia). Accomunate dalla lingua proto-norrena, tramandata dalle iscrizioni in alfabeto runico, nei primi secoli d.C. le varie tribù erano stanziate nella parte meriodionale della Penisola scandinava; soltanto a partire dal V secolo ebbero inizio vari movimenti migratori, che espansero notevolmente l'area occupata da questa branca germanica[12].

modifica Il conflitto lungo il Limes nel II secolo: le Guerre marcomanniche

Le Guerre marcomanniche, combattute nella (progettata) regione della Marcomannia
Per approfondire, vedi la voce Guerre marcomanniche.

Dopo un periodo di tranquillità, i Germani ripresero a manovrare contro l'Impero romano nel 135, con gli Svevi; contro di loro mosse, in due campagne, Lucio Elio Cesare (136-137). Ma nel corso del II secolo furono soprattutto i Marcomanni a combattere contro Roma, dando vita a un lungo periodo di conflitti militari (dal 167 al 188) combattuti soprattutto in Pannonia. Intorno ai Marcomanni si realizzò una coalizione di tribù, che includeva anche Quadi, Vandali, Naristi, Longobardi e perfino popoli non germanici, come gli Iazigi di ceppo sarmatico. Contro di essa mosse l'imperatore Marco Aurelio che, pur sconfiggendo a più riprese i barbari, non riuscì (anche a causa della morte che lo colse nel corso della campagna) a completare il suo progetto con l'istituzione della provincia della Marcomannia.

modifica Le invasioni del III secolo

Per approfondire, vedi la voce Invasioni barbariche del III secolo.

Nel III secolo, approfittando della grave crisi che stava colpendo l'Impero romano, numerosi popoli germanici (sia tribù singole, sia aggregazioni attorno a una tribù catalizzatrice, sia federazioni etniche) si misero in movimento, passando in più punti il Limes romano. Durante la dinastia dei Severi (212-236) il Limes settentrionale fu ripetutamente attaccato, tra gli altri, da Alemanni, Catti, Marcomanni e Quadi; le incursioni furono respinte dall'esercito romano, che tuttavia non fu in grado di garantire stabilità alla frontiera. In seguito l'Anarchia militare che attraversò l'Impero romano (235-284) favorì una nuova serie di incursioni germaniche, capaci di sfondare ripetutamente il Limes.

La prima incursione, condotta dai Catti nel 212, fu respinta sul Meno l'anno seguente dall'imperatore romano Caracalla, e da allora i Germani costrinsero quasi tutti gli imperatori che sarebbero venuti ad accorrere da un capo all'altro del Limes, per rintuzzare gli attacchi. In questa prima fase delle Invasioni barbariche, lo scopo delle incursioni era principalmente la razzia e il saccheggio; non si trattava, quindi, di spostamenti di massa come quelli che si sarebbero verificate nei secoli successivi, quando l'irruzione degli Unni nello scacchiere europeo avrebbe indotto molte tribù germaniche a cercare nuove sedi d'insediamento all'interno dell'Impero romano. Nel III secolo, a muoversi erano più o meno numerose orde di guerrieri, che lasciavano alle loro spalle, nei territori dove si erano stabiliti immediatamente al di là del Limes, le famiglie e gli accampamenti delle tribù; dopo una o due stagioni di razzie, facevano rientro alle basi, non curandosi di creare colonie stabili nel territorio romano.

modifica Le federazioni etniche: gli Alemanni e i Franchi

La regione d'insediamento degli Alemanni e i loro movimenti tra III e IV secolo, con l'indicazione dei luoghi e delle date degli scontri con i Romani
Per approfondire, vedi le voci Alemanni e Franchi.

Dopo le Guerre marcomanniche, tra i Germani si verificò un nuovo processo: in luogo delle semplici coalizioni di tribù si realizzarono vere e proprie federazioni etniche. Le identità proprie di ogni singolo gruppo tribale lasciavano cioè il posto, in questi casi, e una nuova identità più ampia, "nazionale": quella della federazione. Esempi di questa nuova modalità furono i Franchi, gli Alamanni e più tardi, dal V secolo, gli Anglosassoni. Il processo si realizzò soltanto in alcuni casi, e fu soltanto una delle linee di sviluppo possibili del grande processo di riorganizzazione compiuto dalle tribù germaniche durante i processi migratori noti come Invasioni barbariche; in altri casi continuò a operare l'aggregazione di tribù, parti di tribù e perfino di singoli guerrieri attorno a tribù già esistenti, che funzionarono così da catalizzatore e continuarono a conservare la propria identità (anche se ora allargata). Aggregazioni di questo genere furono, per esempio, quelle che si realizzarono intorno ai Suebi, agli Ostrogoti, ai Visigoti e ai Longobardi. Anche Marcomanni e Quadi agirono più volte in coalizione, uniti anche a popoli non germanici come gli Iazigi di ceppo sarmatico.

La tribù dei Semnoni, parte degli Herminones, costituì il nucleo originario della federazione di tribù nota come Alemanni (o Alamanni), nominati per la prima volta nel 213. Gli Alemanni inizialmente vennero arruolati nell'esercito romano come ausiliari, ottendo a fronte del graduale spopolamento il diritto di insediarsi in alcune zone dell'impero e diventando così, da pastori e cacciatori nomadi o seminomadi, agricoltori sedentari. Il popolo si stanziò nella valle del Neckar[13]. La federazione degli Alemanni venne a conflitto con i Romani per la prima volta lungo il Limes germanico-retico, dove fu sconfitta da Caracalla (213). Alla sconfitta fece seguito un periodo di relativa tranquillità, ma nel 235-236 il conflitto con Roma si riaccese; questa volta a opporsi agli Alemanni fu Massimino Trace, che non solo ne respinse le incursioni, ma penetrò anche profondamente all'interno del loro territorio, al di là del Limes. Nel 254 un nuovo tentativo di sfondamento del Limes fu arginato da Gallieno, ma nel 260 gli Alemanni riuscirono a penetrare, attraverso il passo del Brennero, in Italia, da dove solo a fatica l'imperatore riuscì a ricacciarli, in una battaglia combattuta presso Milano. La pressione alemannica indusse comunque Gallieno a rettificare il confine settentrionale dell'Impero, abbandonando gli Agri decumates che così poterono essere occupati dagli stessi Alemanni. Negli anni successivi, gli Alemanni ripeterono più volte il medesimo schema, penetrando in Italia attraverso i passi alpini (268, 270); ogni volta furono respinti, ma soltanto a fatica e dopo che il primo obiettivo delle loro incursioni (il saccheggio) era comunque stato raggiunto. Nel 298 tornarono ad affacciarsi sul Limes renano, impegnando Costanzo Cloro.

I Franchi sorsero, tra la fine II e gli inizi del III secolo, dalla fusione di popoli come Catti, Cauci, Bructeri, Camavi e Sigambri, tutti Istaevones. Ad essi si unirono anche altri Germani occidentali, quali nuclei di Sassoni e di Bavari; l'insieme così costituito si stanziò lungo il corso del Reno[14], e da qui presero il via le loro incursioni contro il territorio imperiale. Attaccarono il Limes e penetrarono in Gallia in numerose occasioni, nel corso del III secolo: nel 254 furono respinti, insieme agli Alemanni, da Gallieno, e nel 257 penetrarono fino a Mogontiacum, prima di essere ricacciati da Aureliano. Nel 258 penetrarono molto più profondamente nell'Impero: superata Colonia, si spinsero fino in Penisola iberica, dove saccheggirono Tarragona,e alle coste della Mauretania. Tornarono poi a premere contro la Gallia (261), dove penetrarono nel 275. Qui occuparono alcune regioni, prima di essere sconfitti da Marco Aurelio Probo che, tuttavia, li accolse sul territorio della spopolata Gallia e in altre parti dell'Impero. Un nucleo, insediato nel Ponto, si ribellò (277) e compì numerose azioni di pirateria nel Mediterraneo centro-orientale, fino a occupare Siracusa.

modifica I Goti

Per approfondire, vedi la voce Goti.

Nel 230 i Goti, che nel corso di una lunga migrazione si erano spostati dalle sponde meridionali del Mar Baltico a quelle settentrionali del Mar Nero, si stanziarono in Mesia. L'incursione fu di breve durata, e i Germani si ritirarono presto al di là del Limes, a nord del Danubio. Già in questa fase i Goti avevano in parte perso i connotati originari di singola stirpe germanica, per assumere quelli di una federazione: all'insieme gotico si erano infatti aggregati, riconoscendosi comunque sotto la medesima denominazione etnica, numerosi apporti di altra origine, con l'inclusione di altre tribù (o parti di tribù) germaniche, ma anche daciche e sarmatiche[15].

Pochi anni più tardi i Goti si rimisero in movimento, occupando ampie porzioni della Dacia e ottenendo il versamento di un tributo in cambio di una provvisoria pacificazione. Poco più tardi, però, ripresero ad agitarsi, alleandosi alle vicine tribù daciche e sarmatiche e scontrandosi ripetutamente con le legioni romane; nel 249 approfittarono di un conflitto interno all'Impero per occupare un'ampia porzione di territorio tra Dacia, Mesia e Tracia. Guidati da Cniva, nel 250 cinsero d'assedio Filippopoli; l'imperatore Decio, accorso a difesa della città, fu duramente sconfitto e Filippopoli cadde, fu saccheggiata e data alle fiamme. I Goti svernarono nel territorio dell'impero e l'anno seguente, durante il difficile rientro nelle loro basi a nord del Danubio, vennero nuovamente alle armi con l'imperatore: nuovamente sconfitto nella Battaglia di Abrittus, Decio cadde, primo imperatore a essere ucciso in battaglia da un nemico straniero. Nonostante il ricco bottino ottenuto a Filippopoli, negli anni seguenti i Goti quasi annualmente tornarono a compiere incursioni di razzia contro l'Impero, sia via terra, nelle regioni balcaniche (253, 254, 256), sia via mare, lungo le coste dell'Asia Minore (256, 257).

Nel frattempo maturò la distinzione dei Goti nei due grandi rami: gli Ostrogoti, o Goti dell'est, e i Visigoti, o Goti dell'ovest. Nel 268 furono proprio gli Ostrogoti a compiere, insieme ad altre tribù (germaniche e non), una nuova incursione contro l'Impero. I Germani furono fermati soltanto sotto le mura di Bisanzio dall'esercito romano, che tuttavia non riuscì a impedire che imperversassero a lungo nell'intera regione egea: dopo aver colpito le isole e le coste orientali dell'Egeo, si spstarono in Acaia dove saccheggiarono anche Sparta, Argo, Corinto e Tebe. Soltanto nel 269 furono duramente sconfitti dall'imperatore Claudio II il Gotico, nella Battaglia di Naisso dove persero la vita cinquantamila ostrogoti. La sconfitta non fu comunque definitiva: già nello stesso 269 bande gotiche compivano azioni di pirateria in tutto il Mar Egeo, mentre nel 271 un'altra orda passò il Danubio, tanto che l'imperatore Aureliano si risolse ad evacuare la provincia della Dacia. Lo stillicidio delle incursioni gotiche contro l'Asia Minore riprese già nel 275-276, e soltanto a fatica gli imperatori Marco Claudio Tacito e Marco Aurelio Probo riuscirono a ricacciarli.

modifica I Gepidi e gli Eruli

Per approfondire, vedi le voci Gepidi e Eruli.

I Gepidi, Germani orientali forse parte della famiglia gotica, migrarono dalle sponde del Mar Baltico alla regione dei Carpazi, dove nel 231 furono fermati proprio da Goti, già da tempo insediati nell'area. Nel 267-268 presero entrarono nella grande coalizione, capeggiata sempre dai Goti, che sfondò il Limes lungo il basso corso del Danubio e razziò numerose città della Mesia, dell'Acaia e dell'Asia Minore.

Gli spostamenti degli Eruli dalla terra d'origine presso il Mar Baltico (1) agli insediamenti presso il il Mar Nero (2), in Pannonia (3), in Boemia (4) e in Illiria (5), da dove preso il via le incursioni contro l'Impero romano (3)

Gli Eruli, giunti a ridosso del Limes (Pannonia, sponde settentrionali del Mar Nero, presso il Mar d'Azov) dalle natie terre baltiche intorno alla metà del III secolo, nel 253 si unirono anch'essi ai Goti nell'attacco a Pessinunte ed Efeso, che distrussero. In seguito presero anch'essi parte, insieme ai Gepidi e ad altre tribù, all'imponente coalizione guidata dai Goti che saccheggiò le province romane della regione balcanico-anatolica.

modifica I Marcomanni e i Quadi

Per approfondire, vedi le voci Marcomanni e Quadi.

La lunga fase delle Guerre marcomanniche (167-188) non esaurì il potenziale offensivo dei Marcomanni, capaci di aggregare attorno a sé altre tribù germaniche, come i Quadi. Nel 214 si scontrarono con i vicini Vandali, sobillati da Caracalla, ma più tardi, nel 258-260, tornarono ad attaccare l'Impero, devastando la Pannonia e penetrando anche in Italia, forse fino a Ravenna. Al tempo stesso, tuttavia, prese avvio un processo di integrazione all'interno delle strutture statali romane: l'imperatore Gallieno invitò alcune tribù a stanziarsi nell'ormai spopolata Pannonia, e sposò addirittura una principessa marcomanna.

I Quadi, già alleati dei Marcomanni in occasione delle Guerre marcomanniche, continuarono per tutto il III secolo a compiere incursioni in territorio romano, soprattutto in Pannonia, muovendo dalla loro area d'insediamento, appena al di là del Limes danubiano. Nel 214 si scontrarono con Caracalla, che fece giustiziare il loro re Gabiomaro. Nel 246 furono respinti da Filippo l'Arabo, nel 257 attaccarono il castrum di Brigetio e tra il 258-260 devastarono, insieme a Marcomanni e Iazigi, l'intera provincia. In questa occasione furono duramente sconfitti da Gallieno, ma qualche anno dopo, nel 282, tornarono ad assaltare l'Impero.

modifica I Vandali e i Burgundi

Per approfondire, vedi le voci Vandali e Burgundi.

Stirpe germanica orientale inizialmente stanziata nella regione della foce della Vistola, i Vandali erano entrati a far parte della coalizione che aveva combattuto le Guerre marcomanniche. Tuttavia, nel 214 si prestarono al gioco diplomatico dell'imperatore Caracalla e si opposero agli stessi Marcomanni, nell'area del Limes danubiano. Per tutto il secolo rimasero stanziati nella regione pannonico-danubiana, ma autonomamente non presero molte iniziative contro l'Impero romano; contingenti vandali, tuttavia, entrarono via via a far parte delle coalizioni guidate dai popoli a loro più vicini. Nel 269 condussero invece un attacco autonomo, sempre contro la Pannonia; contro di loro mosse l'imperatore Aureliano che, nel 270, riuscì a ristabilire i buoni rapporti tra Roma e il popolo germanico, tanto da accogliere duemila cavalieri vandali nelle file dell'esercito romano.

Pochi anni più tardi, però (275), i Vandali tornarono a premere sul Limes, questa volta lungo il fronte renano insieme a Franchi e Burgundi, un'altra popolazione germanica orientale che nel corso del II secolo si era spostata a sua volta dall'originaria regione della Vistola verso l'area tra Reno e Meno, a ridosso del Limes. I tre popoli riuscirono a penetrare e a razziare la Gallia, prima di lasciarsi affrontare e battere separatamente da Marco Aurelio Probo (277). Non tutti i Germani rientrarono però nelle loro sedi, ma anzi diversi nuclei si stanziarono in Gallia su invito dello stesso imperatore, che intendeva così ripopolare la Gallia.

modifica Le invasioni del IV secolo

Per approfondire, vedi la voce Invasioni barbariche del IV secolo.

Verso la metà del IV secolo la pressione delle tribù germaniche sui confini del Danubio e del Reno era diventata molto forte, incalzata dagli Unni provenienti dalle steppe centro-asiatiche (probabilmente la stessa popolazione, ricordata con il nome di Hsiung-Nu, che un secolo prima avevano insidiato l'Impero cinese presso la Grande Muraglia). L'irruzione degli Unni sulla scacchiere europeo modificò profondamente i caratteri degli attacchi germanici contro il territorio romano: se durante il III secolo la modalità prevalente era stata quella delle incursioni con finalità di saccheggio, esaurite le quali le varie tribù, federazioni o coalizioni facevano ritorno nei loro insediamenti posti immediatamente al di là del Limes romano, nel IV presero avvio migrazioni di massa vero l'Impero. In questo processo, a spostarsi erano non soltanto più i guerrieri, ma l'intero popolo, in cerca di nuove aree di stanziamento; la migrazione, comunque, non sostituì completamente la razzia, ma le due modalità si intersecarono e si sovrapposero ripetutamente.

In un primo momento, meno alluvionale, delle invasioni, Roma tentò di assorbire gli spostamenti delle popolazioni germaniche inserendole all'interno delle proprie strutture, affidando loro un territorio di stanziamento lungo il Limes e impegnandole, in cambio dell'accoglienza, alla difesa del Limes stesso. In seguito allo stanziamento unno in Pannonia (361), tuttavia, la politica di progressiva assimilazione non poté più essere proseguita, e i Germani irruppero in massa e al di fuori di ogni pianificazione all'interno dell'Impero. Al termine del processo, proseguito anche nei secoli seguenti, numerosi popoli germanici si trovarono insediati in vari territori dell'Europa occidentale, meridionale e perfino in Nordafrica, ridisegnando di conseguenza la mappa etnica e linguistica del Vecchio continente.

La nuova situzione ebbe come momento di svolta la battaglia di Adrianopoli (378), nella quale i Visigoti sconfissero l'esercito dell'imperatore Valente, che perse la vita nello scontro. La battaglia portò all'elaborazione, da parte di Roma, di una nuova strategia di contenimento nei confronti dei barbari. Da quel momento infatti gli imperatori, incapaci di fermare le invasioni militarmente, cominciarono ad adottare una politica basata sui sistemi della hospitalitas e della foederatio.

modifica Gli Alemanni, i Franchi e i Sassoni

Per approfondire, vedi le voci Alemanni, Franchi e Sassoni.

Lungo il Limes settentrionale, tra l'area renana e la Britannia, protagosnisti delle incursioni furono coalizioni e federazioni tribali a componente prevalentemente occidentale (Istaevones, Ingaevones ed Herminones).

Nel 354 una nuova incursione alemanna contro l'Impero romano, mossa partendo sempre dal loro territorio d'insediamento nell'odierna Germania meridionale, sfociò in un ampio conflitto contro l'imperatore Costanzo II. Guidata dai fratelli Gundomado e Vadomario, la confederazione penetrò in Gallia attraverso il Limes renano, saccheggiò numerose città e vinse nella Battaglia di Reims (356) il cesare d'Occidente, Giuliano, che tuttavia ebbe la sua rivincita già l'anno seguente, nella Battaglia di Strasburgo (357). Poco più tardi gli Alemanni si accordarono con lo stesso imperatore per scendere in campo contro Giuliano (359), che tuttavia costrinse Vadomario a negoziare una pace (360). Roma, dilaniata dalle rivalità tra i diversi cesari e augusti, cercò di inserire gli Alemanni all'interno dei propri giochi politici; nonostante un attacco a tradimento contro Giuliano nel 361, Vadomario e i suoi guerrieri furono impiegati come truppe mercenarie in Asia (365-366) e in Armenia (371). Il nucleo della confederazione proseguiva intanto nelle sue scorrerie: nel 368 travolsero Magonza e costrinsero l'imperatore Valentiniano I ad accorrere e a ricacciare i Germani con la Battaglia di Solicinium; nel 378 a sconfiggerli fu Graziano, nella Battaglia di Argentovaria.

Intorno alla metà del secolo, la federazione dei Franchi fu protagonista di diverse incursioni in territorio gallico, condotte a partire dalla loro area d'insediamento presso il Reno. Nel 342 furono respinti da Costanzo I e nel 358 da Giuliano.

Verso il 370 i Sassoni iniziarono a cercare di muoversi in massa dalla loro regione d'insediamento, presso la costa sudorientale del Mare del Nord, verso la Gran Bretagna, ma furono inizialmente arginati dall'imperatore Valentiniano I.

modifica I Marcomanni e i Quadi

Per approfondire, vedi le voci Marcomanni e Quadi.

Nella primavera del 357 la consueta coalizione tra Marcomanni e Quadi, cui si erano uniti anche i Sarmati iranici, tornò ad agitarsi sul Danubio, invadendo e saccheggiando Rezia, Pannonia e Mesia. Le razzie furono arginate da Costanzo II, che operò sia militarmente sia diplomaticamente, anche assegnando nuove aree d'insediamento ad alcune tribù della coalizione. Dopo qualche decennio di relativa tranquillità, nel 374 i Quadi ripresero la via delle incursioni in Pannonia, ancora insieme a tribù sarmatiche (gli Iazigi). Contro di loro mosse Valentiniano I, che morì durante la campagna.

modifica Gli Ostrogoti e i Visigoti

Per approfondire, vedi le voci Ostrogoti e Visigoti.

La scissione della grande famiglia gotica nei due rami "occidentale" (Visigoti) e "orientale" (Ostrogoti) non frenò la loro pressione contro il Limes danubiano, che tra III e IV secolo esercitarono sia singolarmente, sia congiuntamente.

La Bibbia di Ulfila (Codex Argenteus)

Nel 332 i Visigoti sfondarono il Limes, ma furono sconfitti dall'imperatore Costantino. Tuttavia, invece di rientrare nelle loro basi secondo la modalità consueta delle Invasioni barbariche del III secolo, furono accolti dall'imperatore all'interno dell'Impero romano, in seguito a un accordo che li impegnava, in cambio del territorio ottenuto, a difenderne i confini. Da allora rimasero in pace fino al 367, quando, guidati da Atanarico, appoggiarono l'usurpazione di Procopio contro l'imperatore Valente e pianificarono una rivolta. Valente passò il Danubio, ma Atanarico evitò lo scontro aperto e si ritirò sui Carpazi; gli scontri proseguirono fino al 369, quando fu siglata una tregua che sospendeva i precedenti rapporti di collaborazione basati sui sussidi (o tributi) offerti dai romani in cambio di contingenti mercenari, stabilità nella regione e scambi commerciali. In quegli anni, intanto, aveva preso il via la conversione di una parte del popolo gotico al cristianesimo, secondo la variante ariana promossa da Ulfila, e lo stesso vescovo aveva intrapreso la messa per iscritto della Bibbia, che divenne così il primo testo in lingua gotica e la più estesa testimonianza delle lingue germaniche antiche.

Nel 375, incalzati dagli Unni che li avevano scacciati dalla loro regione d'insediamento tra il Danubio e il Mar Nero, i Visigoti chiesero pressantemente asilo a Valente, accalcandosi in duecentomila tra le foci del Danubio, la Mesia e la Tracia (376). L'accoglienza fu concessa, ma malamente gestita: i Goti furono spogliati delle armi e privati dei bambini, consegnati come ostaggi, ma non venne adeguatamente assicurato l'approvvigionamento alimentare. La fame e gli stenti spinsero i Visigoti, guidati da Fritigerno alla rivolta: si unirono agli Ostrogoti che avevano a loro volta passato il Danubio e insieme sconfissero un esercito romano a Marcianopoli. Mosse allora contro i Germani lo stesso imperatore che, nella battaglia di Adrianopoli (378), subì una disastrosa sconfitta, tanto da cadere egli stesso sul campo. I Visigoti rimasero in Mesia, compiendo ripetute razzie nelle regioni circostanti, fino al 390, dopo aver ottenuto dal nuovo imperatore Teodosio I il riconoscimento quali alleati.

modifica Le invasioni del V-VI secolo

Per approfondire, vedi la voce Invasioni barbariche del V e VI secolo.

A partire dalla battaglia di Adrianopoli (378) i rapporti tra i Germani, soprattutto quelli occidentali e orientali, e l'Impero romano mutarono radicalmente. A partire da quella data, infatti, i conflitti non furono più limitati alle regioni poste a ridosso del Limes romano, anche se con incursioni più o meno profonde all'interno del territorio imperiale, ma assunsero i caratteri di migrazioni di massa, compiute da popoli interi, che raggiunsero gran parte dell'Impero e portarono nuclei germanici a insediarsi in una vastissima area, dalle Isole britanniche alla Penisola balcanica all'Africa settentrionale.

modifica I Visigoti

Per approfondire, vedi le voci Visigoti e Storia dei Visigoti.

La battaglia di Adrianopoli (378) fu il momento culminante di una serie di scontri che si combatterono pressoché ininterrottamente, nelle province romane di area balcanica, fino al 382, noti come Guerra gotica. Gli scontri ebbero termine con la pace ratificata nel 382 tra il nuovo imperatore Teodosio I e i capi visigoti, fra i quali spiccava Fravita. Ai Visigoti, cui fu riconosciuto lo status di foederati, venne assegnata la Pannonia, ma forti nuclei rimasero insediati ancora a lungo in Mesia. Secondo la concezione del diritto germanico, i capi goti si ritenevano vincolati ai patti solo in forma individuale, e non già "statale"; così, alla morte di Teodosio (395), si ritennero liberi di intraprendere nuovamente una politica attiva. Già in precedenza, comunque, alcuni contingenti di guerrieri visigoti, capeggiati da Alarico e ingrossati da apporti di altre popolazioni (anche non germaniche, come gli Unni), avevano compiuto nuove scorrerie in territorio imperiale, sia in Tracia (391-392) sia verso l'Italia (394). In entrambe le occasioni furono fermati, ma non annientati dal comandante in capo dell'esercito romano, il vandalo Stilicone.

Proclamato re Alarico, nel 395 i Visigoti penetrarono nuovamente nelle province balcaniche, occupando e saccheggiando la Macedonia, la Tessaglia, la Beozia e l'Attica; dopo aver costretto alla resa Atene, cui fu risparmiato il saccheggio, nel 396 passarono nel Peloponneso, dove occuparono anche Corinto, Argo e Sparta. Stilicone, sbarcato nel 397, giunse a un accordo con Alarico, che si ritirò verso l'Epiro; qui ottenne, nel 399, un'investitura ufficiale da parte dell'imperatore d'Oriente Arcadio sull'Illiria, che governò in qualità di magister militum. Insoddisfatti della sistemazione e sobillati dalle rivalità che dividevano Arcadio dal suo fratello e collega sul trono d'Occidente, Onorio, nel 401 mossero verso l'Italia. Qui furono ripetutamente affrontati e sconfitti da Stilicone, che nuovamente non ebbe la forza o la volontà di annientarli e consentì loro di ritirarsi tra Norico e Pannonia.

Alla morte di Stilicone (408) Alarico calò nuovamente in Italia e, dopo il fallimento delle trattative con Onorio, trincerato a Ravenna, occupò e saccheggiò la stessa Roma (Sacco di Roma del 410). L'orda visigota continuò la sua marcia verso sud, fino in Calabria; qui Alarico morì e il nuovo re, suo fratello Ataulfo, li guidò a ritroso lungo penisola, fino alla Gallia dove giunsero nel 412. Insediati inizialmente tra Provenza ed Aquitania, nel 414-416 abbandonarono le regioni più orientali per espandersi invece nella Penisola iberica. Si stanziarono quindi definitivamente nell'ampia regione a cavallo dei Pirenei, occupando gran parte della Penisola iberica e della Gallia sudoccidentale. Qui governarono inizialmente come legati in nome di Roma e in seguito, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente (476) come regno anche formalmente indipendente, protagonista di vari scontri con gli altri Regni latino-germanici creati ai loro confini da Franchi, Burgundi, Suebi e Vandali.

modifica Gli Ostrogoti

Per approfondire, vedi la voce Ostrogoti.

Travolti dall'invasione unna, numerosi nuclei di Ostrogoti entrarono a far parte dell'orda di Attila; dopo la morte del condottiero unno (453), il popolo ostrogoto si ricostituì e si stanziò lungo il medio corso del Danubio, in un territorio corrispondente grosso modo all'odierna Serbia. Qui il re Teodorico, salito al trono nel 474, siglò un accordo con l'imperatore bizantino Zenone, che lo invitò a invadere l'Italia in suo nome per scacciare il re degli Eruli Odoacre, che dopo aver deposto l'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augusto (476) ed essersi proclamato Rex Italiae, amministrava la penisola in totale autonomia.

Gli Ostrogoti risalirono quindi la Sava e penetrarono in Italia attraverso le Alpi Giulie; penetrati nella Pianura Padana, si scontrarono più volte con Odoacre, sconfiggendolo definitivamente nel 493. Teodorico ottenne il titolo di patritius da parte dell'imperatore d'Oriente e governò in suo nome il regno degli Ostrogoti, esteso dall'Italia a un'ampia porzione nordoccidentale della Penisola balcanica, anche se di fatto era pienamente indipendente.

modifica I Vandali

Per approfondire, vedi la voce Vandali.

Già attestati a ridosso del Limes settentrionale fin dal